Anche per partecipare a fiere internazionali come il CERSAIE servono competenze qualificate
Indicazioni e suggerimenti di Paola Ligabue
La crescente globalizzazione dei mercati ha imposto alle imprese un rapido cambiamento delle strategie commerciali.
Sempre di più le imprese si rivolgono ai mercati esteri trovandosi ad affrontare problematiche di lingua cultura usi ed abitudini dei Paesi ospitanti.
Nell’ultimo decennio il mercato delle traduzioni professionali ha conosciuto di conseguenza dei forti cambiamenti.
Un manuale tecnico, un depliant o un sito web oltre a descrivere prodotti e tecnologie, presentano un’impresa al mondo, traducendo spesso in parole l’ immagine aziendale. Un compito impegnativo che richiede oltre alla competenza di consulenti e traduttori la conoscenza di utenti e mercati culturalmente differenti. Ne parliamo con Paola Ligabue, titolare dell’omonimo Studio.
Quali i suggerimenti per le imprese che devono affrontare i mercati esteri?
“Da oltre 30 anni – risponde Paola Ligabue - mi batto per far capire a tutti coloro che non sono "del mestiere" l’importanza di una traduzione fatta bene, di un testo che comunichi effettivamente lo spirito dell’azienda, ma a volte mi sembra una battaglia persa, mi sento un po’ Don Chisciotte contro i mulini a vento. Tutti parlano di qualità, di etica, ma nessuno è poi disposto a pagarle!
Cosa dire? A volte navigando in Internet mi imbatto in siti in inglese veramente pazzeschi, tradotti da chi magari sa le lingue, chi conosce le terminologie tecniche specifiche dell’azienda in cui lavora, ma che non fa il traduttore di professione.
Tradurre non è semplice, non lo possono fare tutti. Si tratta di avere una sensibilità particolare, una pazienza infinita, un occhio speciale per riuscire a trasmettere nella propria lingua (da sottolineare: nella propria lingua e non in una lingua straniera: altro errore di base madornale) quello che altri hanno espresso nella loro, senza che il testo risulti una mera traduzione letterale, che non renderebbe affatto lo stesso effetto.
L’ideale - continua Paola Ligabue - sarebbe una collaborazione stretta fra chi lavora in azienda e conosce le lingue perché le usa per il proprio lavoro commerciale, o tecnico, e l’agenzia o il traduttore che svolgerà il lavoro. Il traduttore non vuole prevaricare o portare via il lavoro al proprio interlocutore, ma vuole solamente arrivare al risultato ottimale.
Quante volte ho provato addirittura a contattare le aziende per segnalare errori ortografici, grammaticali, di traduzione e senso veri e propri, proponendo magari una revisione anche gratuita, per fare vedere come invece i professionisti lavorano o dovrebbero lavorare, e mi sono sentita rispondere che "non abbiamo bisogno di niente". La gente si offende, si sente criticata invece di interpretare il mio intervento in un modo costruttivo.
Inoltre – fa presente Paola Ligabue - spesso occorre fare lunghissime ricerche in rete per vedere come le aziende straniere dello stesso settore si esprimono e si pongono nei confronti della propria clientela e fornire quindi al cliente un testo che sia affidabile e che venga compreso al 100% dai potenziali clienti stranieri. Questo viene spiegato benissimo dal concetto della “Localizzazione”: vale a dire quel processo di adattamento del prodotto (in questo caso il testo che deve andare nel paese a cui ci si rivolge), progettato, pensato e prodotto per un mercato o un ambiente definito, ad altri mercati o ambienti in modo particolare altre nazioni e culture.
Anche la partecipazione – conclude Paola Ligabue - ad eventi fieristici internazionali, vale a dire l’occasione per le aziende di incontrare i propri clienti (consolidati o potenziali) richiede tecniche di comunicazione linguistica sempre più avanzate. Recentemente abbiamo svolto questo lavoro per diverse importanti ceramiche che hanno partecipato al Cersaie e visto gli investimenti che le aziende sostengono per partecipare a questi eventi non possono compromettere la loro immagine con un’ inadeguata comunicazione linguistica.